lunedì 11 febbraio 2019

Torino: la questura ammette: "siamo in guerra"

Dopo la grande e determinata manifestazione in sostegno dei compagni dell'ASILO OCCUPATO svoltasi sabato 9 febbraio (vedi articolo) e l'iniziativa di fronte al carcere dove sono rinchiusi i compagni e le compagne arrestati in questi giorni, la Prefettura ha assegnato una scorta alla sindaca di Torino e la questura si precipita ad  affidare a tv e giornali le proprie esternazioni.
Il questore si dice sorpreso per la grande manifestazione di solidarietà attorno ai compagni anarchici dell'ASILO , covo di sovversivi e lancia un appello alle componenti più "sociali" del movimento di protesta, per un chiarimento sulle loro posizioni. 
Il questore dice di temere per la democrazia, quella democrazia di cui si riempono la bocca per giustificare le loro violenze e i loro soprusi atti a tutelare gli interessi della classe dominante. 
Il questore, riferendosi ai compagni arrestati, dice anche che non si è trattato  di semplici arresti ma di una vera e propria cattura di  "prigionieri", come fossimo in guerra. 
                                                                   ERA ORA! 
Finalmente viene dichiarata ufficialmente una guerra che era già in corso da molto tempo. La guerra che la borghesia ha scatenato contro il proletariato e i ceti meno abbienti della società. Una guerra che ha causato numerose vittime tra le file dei proletari, sia in termini fisici che dal punto di vista sociale.  Una guerra che vede nella controrivoluzione preventiva uno dei suoi pilastri, una delle armi strategiche necessarie per garantire l'ordine costituito. Infatti  le misure preventive (Sorveglianza speciale, obblighi di firma e di soggiorno, Daspo urbano, sospensioni dei documenti di guida, etc)   sono applicate contro le avanguardie di lotta in maniera sistematica, gli spioni sono costantemente operativi e gli inviti alla delazione rivolti alla popolazione sono diventati ufficiali addirittura tramite un apposita UP con la quale i cittadini possono essere messi in diretto collegamento con gli sbirri e denunciare qualsiasi tipo di violazione della legge. Valli e quartieri  militarizzati offrono l' immagine  dello stato di guerra che non è mai cessato.
Malgrado (e grazie) a ciò continueremo a combattere, come abbiamo  fatto da sempre.

Questa guerra noi non abbiamo nessuna intenzione di subirla, noi la combattiamo! Con ogni mezzo necessario!

                 SOLIDARIETA' CON I COMPAGNI E LE COMPAGNE PRIGIONIERI/E !
                 COMPLICI DI CHI LOTTA!


PTSRI


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